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Fotografia notturna in ambienti naturali – parte 3

  
Fotografia notturna in ambienti naturali – parte 3

Ed eccoci con la terza ed ultima parte relativa a come utilizzare la tecnica del light painting per illuminare la vostra notte ed ottenere dei particolari effetti di luce. Vediamo insieme come approcciarsi ed iniziare a cimentarsi con questa particolare tecnica.

Come ormai consuetudine, si inizia questo percorso leggendo numerosi articoli online che spiegano come ottimizzare la qualità della fotografia notturna e quali fonti luminose (torce elettriche, lampade da campeggio, flash strobo, etc) siano indicate per questo tipo di progetti. Ci sono molti siti di riferimento, più o meno complessi ma sebbene queste fonti siano utili e attentibili, il grosso limite che si può riscontrare in questi articoli è il fatto che spieghino il procedimento solo se si hanno a disposizione tutti i mezzi che ha utilizzato il fotografo stesso per il proprio scatto.

Per tutti questi motivi i consigli che troverete qui sotto sono piuttosto generici e serviranno ad impostare il lavoro in modo razionale per aiutarvi trovare la “vostra” tecnica che vi lasci piena libertà di espressione. La procedura che andremo ad illustrare avrà come scopo quello di ottenere un’illuminazione di particolari zone dello scenario senza che si veda il fascio di luce giungere sul soggetto (come nella foto di copertina).

Il set di riferimento ( http://www.flickr.com/photos/logu/sets/72157623680204805/with/4565452320/ ) è stato realizzato grazie a questi elementi:

  • macchina fotografica: è evidente che una reflex di fascia professionale comporta dei vantaggi oggettivi, come una migliore gestione del rumore (fattore da tenere molto in considerazione visto le lunghe esposizioni). Questa tecnica è comunque praticabile con qualsiasi tipo di macchina che abbia una gestione di tempi e diaframmi. In questo caso è stata utilizzata una Canon 5d Mk II.
  • lente: appurato che una miglior lente ci restituisce foto migliori in termini di nitidezza, saturazione e fedeltà dei colori, sceglietela in modo tale che abbia una lunghezza focale che maggiormente si confà al vostro stile fotografico (una lente grandangolare se siete amanti dei paesaggi, un teleobiettivo se vi concentrerete sui particolari). Non importa che la lente abbia delle focali particolarmente aperte perchè normalmente si tende a preferire una lunga profondità di campo. Nel test è stato usato una Canon EF 24-70 f/2.8 L.
  • cavalletto: ovviamente è un elemento indispensabile. Meglio se usate un modello abbastanza pesante e robusto per evitare qualsiasi tipo di vibrazione. Un modello professionale con testa a sgancio rapido vi aiuterà, così come la testa a sfera risulterà molto utile per comporre più facilmente il vostro set.
  • torcia: avete due alternative, da un lato andare a studiare il prodotto che vi offre la temperatura (colore della luce) che maggiormente si adatta al vostro progetto, dall’altro usare una torcia generica ed avere una perfetta conoscenza delle tecniche di correzione del bilanciamento del bianco in post-produzione. Personalmente consigliamo delle  torce da automobilista e da trekking, che sono modelli relativamente economici ma che hanno parecchia potenza. In un ipermercato si può trovare la VELAMP IR700, una grossa torcia a batterie ricaricabili che fino ad oggi si è rivelata il miglior compromesso qualità/costo.
  • telecomando: se possedete un controllo “remote”, ovvero il telecomando che permette di aprire e chiudere il diaframma con qualsiasi intervallo di tempo, sarete avvantaggiati, altrimenti potrete sfruttare il timer presente in ogni macchina (il banale autoscatto) per eliminare il fastidioso effetto di micromosso introdotto dalla vostra pressione del dito sul pulsante di scatto. L’unico problema è che sarete limitati sui tempi,perché normalmente utilizzando questa funzione non sono mai maggiori di 30”.

Una riflessione particolare deve essere fatta sull’abbinamento macchina-lente. La fotografia notturna è una disciplina che introduce delle difficoltà oggettive: le condizioni di poca luce (anche se integrate con la torcia) mettono a dura prova i sensori, quindi migliore è la qualità degli strumenti e ovviamente più alto sarà il “grado di libertà” del fotografo nel gestire ISO, tempi lunghi e diaframmi.

Una volta posta la macchina sul cavalletto e posizionato il soggetto nel luogo adatto, quest’ultimo viene illuminato (possibilmente con l’aiuto di un assistente) in modo da consentirci di mettere a fuoco la scena nel migliore dei modi. L’assistente dovrà essere guidato da voi nei punti cruciali dell’inquadratura scelta, in modo tale da aiutarvi a controllare che tutto sia a fuoco come lo desideriate. Togliete l’autofocus se lo avete utilizzato per aiutarvi nella messa a fuoco. Ora la macchina andrà impostata con un diaframma piuttosto chiuso (ad esempio f/9) ed un tempo (che ovviamente varierà in base alla luce naturale che avrete ed all’umidità presente) di 20 secondi. Ora si indirizzerà la torcia spenta verso gli elementi da illuminare e si accenderà solo quando avremo raggiunto la posizione desiderata. Questo per evitare che la scena venga illuminata dai vostri spostamenti della luce, illuminando magari elementi che voi avevate pensato in ombra.

Prestate molta attenzione ai tempi di scatto se avete una persona all’interno della scena: umanamente non è possibile stare fermi per 20/30 secondi nella stessa posizione, per cui con tempi particolarmente lunghi potrebbe verificarsi del micromosso vicino alle articolazioni.

Ovviamente numerose ore di prove hanno consentito di affinare la tecnica, capire i tempi di esposizione con il “pennello luminoso” e quanto velocemente muovere la torcia per ottenere aloni morbidi e uniformi. Questi dettagli molto rilevanti possono essere dati solo dalla vostra esperienza, per cui la pazienza dev’essere il vostro primo requisito per utilizzare questa tecnica!


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