Il posizionamento nello spazio
E’ la prima cosa che facciamo quando ci prepariamo a scattare una fotografia: guardare dentro l’obiettivo e posizionare gli elementi all’interno della scena. Sia che vogliamo dare risalto ad un singolo elemento, sia che vogliamo creare una scena piena di dettagli, lo spazio diventa un elemento cruciale con il quale confrontarsi. E più piccolo diventa il soggetto, più questo “spazio” assume importanza, dando una chiave di lettura all’osservatore.
Fotografando una macchina da corsa che sfreccia da destra verso sinistra, sarà molto più naturale per l’occhio umano vederla posizionata sulla destra della scena, con il muso che ha parecchia aria a disposizione per contribuire a dare il senso del movimento. L’occhio segue delle linee immaginarie che vengono create involontariamente dagli elementi, per cui è bene imparare e sperimentare come queste guide influiscano sul nostro organo più importante (siamo fotografi…senza occhio cosa fotografiamo?
).
Per aiutarvi in questo procedimento, vi sottopongo diversi tagli (crop) della stessa foto, evidenziando con delle frecce lo stimolo visivo che riceve l’occhio.
La scena nella sua totalità
Uno scatto intuitivo, usato magari per prendere quanti più elementi possibili della scena. Si può notare come la verticalità della porta incida sulla foto: l’occhio cade naturalmente sul gatto, il quale poi diventa padrone della nostra attenzione e ci porta a seguire il suo sguardo.
Concentriamoci sul gatto
E’ corretto provare un taglio orizzontale, sfruttando lo sguardo del gatto e concentrando tutta la sua attenzione su di lui. In questo caso non compaiono elementi di “disturbo” al di fuori dello sguardo dell’animale e tutta l’attenzione è concentrata su di lui. Questo taglio lo si può considerare come un primo piano, per cui è importante dare la giusta importanza alla direzione dello sguardo
Il gatto e lo spazio
La composizione è simile a prima, ma al gatto è stata lasciata più aria intorno, centrandolo leggermente. Inconsciamente subentrano nuove forze visive, come la porta e lo spazio vuoto alla sinistra del gatto, che aiutano a concentrare l’attenzione sull’animale. Anche il piccolo scalino contribuisce a creare un movimento, seppur minimo, e lo sguardo è quasi obbligato a seguire un percorso.
Sempre il gatto, ma in verticale
La versione verticale fa notare subito come l’inserimento di una porzione maggiore della porta modifichi il movimento dell’occhio. Tendiamo sempre a seguire lo sguardo del gatto, ma non possiamo evitare di cercare una via di fuga per il nuovo elemento verticale introdotto.
Contro le regole
Cosa succede se lasciamo meno aria sulla destra? Il nostro occhio trova subito il gatto, aiutato dal grosso spazio sulla sinistra, prova a seguirne lo sguardo, ma si scontra contro il bordo della foto, “rimbalzando” indietro. Questa è una soluzione che mi sento fortemente di sconsigliare, a causa del disagio visivo a cui andiamo incontro: l’occhio non scorre fluido, ha la necessità di sapere di più sulla visione del gatto, ma è bloccato dal nostro taglio.
Ancora in verticale
Torniamo ad una soluzione simile all’originale e proviamo a dare risalto anche alla porta: centriamo il gatto e lo posizioniamo in basso. Lo sguardo dell’animale è sempre presente, ma questa volta siamo costretti ad osservare la fotografia partendo dall’alto, perchè la porta assume un’importanza strategica nella composizione.
Da questi piccoli esempi si può capire come gli occhi del soggetto tendano sempre ad essere padroni della composizione, convogliando lo sguardo dell’osservatore in punti ben precisi. Aggiungendo altri elementi (o togliendone) non facciamo altro che aiutarlo a seguire una direzione, un percorso che lo porterà ad interpretare la foto nel nostro stesso modo.
Vi consiglio, per esercizio, di prendere una vecchia foto che avete scartato, e di provare a ricomporla in diversi modi, cercando di notare i difetti e i pregi dei diversi tagli. Magari ne risulterà fuori una foto migliore!
Tags: composizione, crop, interpretazione, sguardo, spazio vuoto

Molto, molto, molto buono questo approfondimento sulla composition
M.
Analisi decisamente interessante. Grande Zagher!