Luca Bertacchi: fotografare la fiaccola olimpica verso Vancouver
Eccoci alla seconda puntata dell’intervista con Luca Bertacchi, il volto italiano dietro alle fotografie delle Olimpiadi Invernali di Vancouver 2010. Come anticipato nella prima intervista dove ve l’avevo presentato, sono qui pronta ad addentrarmi con voi nel pieno di questa esperienza, riportandovi tutte le sensazioni dei racconti di Luca.
E’ infatti nei primi giorni di novembre, dopo esser partito da Atene per atterrare a Victoria, che ha avuto inizio la sua avventura canadese; i primi momenti si sono da subito mostrati il mix di follia e meraviglia che Luca si aspettava: fu subito chiara la dimensione di quel paese che è il Canada, un luogo spettacolare in qualsiasi stagione dell’anno. Gli occhi di Luca si sono trovati dinanzi a tramonti dagli intensi colori autunnali, a giornate in cui il sole si alterna tra il freddo intenso delle mattine, le nuvole e la pioggia del pomeriggio e il gelo serale. Il Canada, ci racconta Luca, è natura, aria, foreste e parchi naturali, laghi e oceani; tavolozze di colori incredibili che imprimono l’obbiettivo della macchina fotografica, oltre che il cuore e l’anima.
Tutto ha avuto inizio con la cerimonia di consegna della fiamma olimpica alla comunità aborigena locale, dopo la quale i nativi si sono imbarcati su una delle loro tradizionali canoe, facendo il giro del porto e accendendo poi il braciere. Nella notte del 2 novembre era prevista la partenza per il Nord: solo 24 dei 240 partecipanti ai primi giorni sarebbero partiti, e Luca è stato uno di loro; l’ansia e la tensione lo hanno stretto in una morsa unica, emozionato per questo percorso ma anche visibilmente teso per il compito che lo attendeva, in mezzo ad un freddo glaciale. Di notte il riposo era in media di 4-5 ore, perchè al mattino si partiva presto, salendo a bordo del fedele Boeing 737 della Air North, divenuto il taxi giornaliero.
Da Inuvik (nord-ovest canadese) il gruppo si è poi spostato a Kugluktuk (nella regione Nunavut, nel nord canadese), dove la torcia è stata caricata su una slitta da ghiaccio e trascinata per alcuni chilometri; da alcuni giorni oramai Luca aveva lasciato le città della Columbia Britannica, la più occidentale delle province del sud canadese, e iniziava ad addentrarsi nel profondo nord del Canada.
Il viaggio continuò con diverse tappe, tra cui Grande Prairie (dove il tedoforo viaggiava in carrozza, trainato da due cavalli) e Fort McMurray. Qui c’è stata per Luca una cerimonia molto emozionante, che ha avuto come protagonista la maestra novantaduenne del paese, la quale ha portato per ultima la torcia fino al palco, dove ha riacceso il braciere, davanti ad una folla di ex studenti, concittadini, parenti e amici; non è mancato il suo “insegnamento”: credere sempre nei propri sogni, nella forza delle proprie idee e nei sacrifici che ci si pongono dinanzi, accettare ogni sfida perchè solo alla fine si capirà che ne è sempre valsa la pena.
La tappa successiva è stata Cold Lake, e qui come Luca ci dice, il nome è tutto un programma; spesso si è infatti trovato a scattare foto in situazioni climatiche difficili e tremendamente stanco per le poche ore di sonno e i voli continui, ma tutte queste esperienze lo hanno portato alla convinzione che spesso l’uomo di svilisce e rimane nell’ozio quando non crede fermamente in ciò che fa; è il motivo per cui in queste situazioni le forze arrivano quando si pensa di non averne quasi più, perchè ogni momento, fotografia e emozione ti dona la carica giusta per ricominciare, con il pieno di entusiasmo.
Successivamente il gruppo si è spostato a Manitoba, la grande provincia del Canada occidentale, dove Luca ha fatto sosta a Churchill, la famosa città considerata capitale mondiale degli Orsi Polari; da qui è passato al punto più a nord del Canada: la città di Alert infatti, nella regione Nunavut, dista solamente 817km dal Polo Nord ed è a tutti gli effetti l’abitato più a nord del mondo; da metà ottobre fino alla fine di febbraio il sole non compare mai, portando le giornate a 24 ore totali di buio!
Queste prime settimane le ha trascorse così, tra le province più ostiche del Canada, seguendo il percorso della fiaccola olimpica: 40 giorni passati velocemente senza quasi accorgersene, a scattare fotografie in minuscoli paesini e piccole comunità, ad una temperatura massima di -20°C e una minima che ha toccato anche -47°C. Per lui è stato particolarmente emozionante immortalare le comunità e le riserve dei nativi canadesi, le loro usanze e il potere che la fiamma olimpica ha avuto in questi casi, facendo incontrare ad esempio per la prima volta tre comunità aborigene che non si erano mai incrociate prima.
Dai laghi ghiacciati ed i villaggi con pochissimi abitanti alle città: è stato folgorante per Luca ritornare poi verso Vancouver e immergersi nuovamente nel caos e nella frenesia che caratterizza le metropoli (e pensare che fino a 2 mesi prima avrebbe pensato esattamente l’opposto). La parte più bella di questa fase dell’esperienza canadese è stata per lui quella di incontrare nuova gente, vedere angoli di mondo inesplorati, scambiare idee con persone lontane dalla nostra cultura e immortalare attimi importanti, consapevole che faranno la storia; fare il fotografo ufficiale di eventi così importanti è già di per sè una grande sfida personale, ma farlo in queste particolari situazioni ha sviluppato in Luca una enorme capacità di sintesi, stimolandolo a cogliere ogni giorno i soggetti più disparati nel minor tempo possibile, regalando di ognuno la propria chiave interpretativa e cercando di trasmettere le sensazioni che lui stesso sentiva sul campo.
Luca doveva rientrare in Italia a metà febbraio, ma la sua permanenza è andata oltre il viaggio della fiaccola e grazie alla collaborazione e al supporto della società bolognese Lifeinaclick con Coca-Cola, gli hanno proposto di lavorare anche durante i Giochi Invernali, raccontando per immagini la storia del team Coca-Cola dietro le quinte di Vancouver 2010; è da qui che partirà l’ultimo spezzone di intervista con lui nei prossimi giorni.
Noi ovviamente vi aspettiamo, e nel frattempo vi lasciamo con un’ampia galleria di immagini di Luca, che spiegano meglio di qualsiasi parola le sensazioni che ci ha raccontato… Molte delle sue foto potete anche trovarle all’interno di un libro uscito recentemente, edito da Paperback, dal titolo bilingue “A Path of Northern Lights / Une trane d’aurores borales, Complete Edition: The Vancouver 2010 Olympic Torch Relay / Le relais de la flamme olympique de Vancouver 2010”. A presto!
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noooo questi articoli stanno diventando seriali…quando uscirà l’ultimo pezzo ?
doc complimenti per l’articolo che ci sta permettendo di conoscere luca, un creativo a tutto tondo, con questa intervista sei riuscita a sottolineare che queste esperienze aiutano comunque a crescere non solo dal punto di vista fotografico(luca non ne ha di bisogno) ma anche umano.
Continuate così
grazie a nome di Fourlights e penso anche a nome di Luca… è davvero una persona fantastica, capace, disponibile… pensi sempre che questi ‘personaggi’ siano dei montati, invece è proprio il ritratto della semplicità! ecco perchè si apprezzano meglio i suoi lavori