Premessa: questo editoriale non ha colore politico. Parto dall’assunto che tutti gli schieramenti di una democrazia moderna debbano condividere alcuni valori e fini fondamentali: rispetto della dignità umana, salvaguardia della libertà d’informazione, il raggiungimento di lunghi periodi di pace e floridità economica e culturale.
L’articolo nasce sulla scia emotiva della morte del fotoreporter Fabio Polenghi ed in seguito alla visione della mostra World Press Photo a Roma. Questi pensieri sparsi nascono dall’evento del 19 maggio, ma non si limitano ad esso, e si rivolgono alla figura del fotoreporter in generale.
La sensazione che si ha dopo la lettura di diversi quotidiani e la visione di alcuni telegiornali in eventi del genere è di trovarsi sempre di fronte ad una morte di scarsa rilevanza, da dimenticare il prima possibile. Le dichiarazioni istituzionali si possono contare sulle dita di una mano, e non manca mai chi pensa che il malcapitato se la sia cercata.
Ci tengo a sottolineare una verità che non viene mai ripetuta abbastanza: l’importanza fondamentale dei (foto)giornalisti inviati in guerra. La documentazione testuale e fotografica di persone indipendenti riesce a sfuggire ai filtri dei governi in guerra, diventando unica fonte da cui apprendere notizie sui numerosi conflitti in corso nel mondo.
L’Italia ha avuto numerosi caduti in guerra nel corso degli anni, ed anche in casi dove non si trattava di forze dell’ordine, ma di contractor privati, alcuni rappresentanti delle istituzioni si sono prodigati nel definirli eroi nazionali.
La domanda che sorge spontanea è: cosa fa di questi ultimi degli eroi e cosa fa di un (foto)giornalista ammazzato o rapito in guerra solo un “incosciente alla ricerca dello scatto della vita”? Si tratta di due pesi e due misure che irritano profondamente, lanciando il messaggio implicito che la libertà d’informazione sia spesso un fastidio ai piani alti.
Nel mio piccolo, rappresentando una piccola realtà quale è Fourlights, voglio sfruttare questo spazio per onorare le centinaia e centinaia di fotoreporter caduti in guerra, anch’essi eroi a modo loro. Termino questo breve editoriale con la lista di Reporters Sans Frontières dei caduti di quest’anno, affinché non vengano dimenticati troppo in fretta.
Rupert Hamer
Clodomiro Castilla Ospina
Nahúm Palacios
Sardasht Osman
Valentín Valdés Espinosa
Azmat Ali Bangash
Malik Arif
Ashiq Ali Mangi
Sheik Nur Mohamed Abkey
Fabio Polenghi
Hiroyuki Muramoto
Mohammed Shu’i Al-Rabu’i
Foto in testata di thousand.wor(l)ds

























![il tocco [-]](http://fourlights.it/wp-content/cache/4697941978_c34600ebef_s.jpg)


Noto che con molta eleganza, Bart, hai eluso la parola “mercenari” a proposito dei “contractor privati”. Per il resto concordo totalmente con l’articolo
Grazie mille per l’appoggio alla causa Pat